Simone Weil. La croce: condanna-redenzione 

La Croce, al contempo strumento di condanna e di redenzione, divenne per la Weil

«una bilancia dove un corpo fragile e leggero, ma che era Iddio, ha sollevato il peso dell’intero mondo. “Dammi un punto di appoggio e solleverò il mondo”. Questo punto d’appoggio è la Croce. Non ce ne possono esser altri. Bisogna che esso si trovi all’intersezione del mondo e di ciò che non è il mondo. La croce è questa intersezione». (WEIL S., L’ombra e la grazia)

Non vi era dubbio per Simone che la sventura, universalmente distribuita nel mondo, fosse il segno inequivocabile della presenza di Cristo:
«In qualsiasi epoca, in qualsiasi paese, ovunque ci sia sventura, la Croce del Cristo ne è la verità. Ogni uomo amante della verità – al punto di non precipitarsi nelle profondità della menzogna per schivare il volto della sventura – partecipa alla Croce del Cristo, quale che sia la sua credenza. Se Dio avesse acconsentito a privare del Cristo gli uomini di un certo paese e di una determinata epoca, lo riconosceremmo da un segno sicuro: presso di loro non ci sarebbe sventura. Ma non conosciamo alcunché di simile nella storia. Ovunque ci sia sventura c’è la Croce, nascosta eppure presente a chiunque scelga la verità anziché la menzogna, e l’amore anziché l’odio».(WEIL S., Attesa di Dio)
Cfr. La croce è la nostra patria. Simone Weil e l’enigma della croce, p. 43.
                                                         Cosimo Schena 

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