Il mio nuovo libro: Simone Weil e la questione gnostica 

Il pensiero di Simone Weil, una delle voci più significative del ‘900, ha conosciuto in questi ultimi anni una rinnovata fortuna. Sebbene l’opera della filosofa, mistica e scrittrice francese sia stata oggetto di numerosi studi che l’hanno analizzata da diverse prospettive, alcuni aspetti della sua riflessione sono stati trascurati dalla critica e restano terreno fertile di analisi, come nel caso del rapporto tra la Weil e lo gnosticismo. All’interno di un tema tanto ampio, come può sembrare quello del rapporto di un filosofo con un orientamento del pensiero articolato com’è stato lo gnosticismo, si è scelto di focalizzare gli sforzi nel tentativo di far emergere quell’idea di Dio elaborata dalla Weil, che fu una pensatrice fortemente attratta dalla deriva gnostica; il Dio weiliano, infatti, non è più onnipotente, bensì assente, un Creatore che si è ritirato dal mondo, un Dio che vogliamo provocatoriamente definire “gnostico”, trascendente, perché, come sostiene la filosofa francese, l’atto di creazione non va inteso come un atto di potenza, ma di abdicazione, nel quale Dio, avendo rinunciato ad essere re del mondo, vi ritorna come “mendicante”.


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Simone Weil: Ariamo la nostra anima 

Lavorare la nostra anima come si lavora la terra affinché riceva il seme. Arare noi stessi. Arando, chiedere a Dio di rivoltare e spezzare l’anima come si rivolta e si spezza la terra. Chiedere a Dio di ucciderci e di seppellirci spiritualmente sin da quaggiù. Seppellire nella rinuncia totale e nel silenzio: Una volta che la terra è ben preparata, basta che essa accolga il seme, e che si elimini ciò che lo distruggerebbe, e il seme cresce da solo. La luce e l’acqua che cadono dal cielo lo fanno crescere. / A ogni colpo del destino, dire a se stessi. “Sono arato”. A ogni dolore, piccolo o grande. (WEIL S.)